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Adolfo Mattielli

La Cremeria Mattielli è intitolata all'illustre poeta soavese Adolfo Mattielli.

Mattielli
Adolfo Mattielli
(1883 - 1966)

Biografia (di Mara Bigano)
Adolfo Mattielli, poeta del colore e della dolcezza pittorica è uno dei più insigni cittadini di Soave.
Vi nasce il 17 gennaio 1883, in borgo Braglio Pietà (l'attuale viale della Vittoria), da papà Luigi e da mamma Minerva Montagnoli: la sua è una modesta fami­glia di mugnai che peraltro, ascoltando i consigli del suo insegnante elementare, sa comprendere la sua spiccata vocazione per il disegno e, con sacrificio e fatica, lo avvia agli studi artistici. Il giovanissimo Adolfo frequenta cosi la Scuola d'Arte e Mestieri di Verona e più tardi si iscrive alla locale prestigiosa Accademia Cignaroli, sotto gli insegnamenti di Alfredo Savini e Mosè Bianchi. Terminati gli studi, a Soave Mattielli conosce il pittore veneziano Guglielmo Talamini, il quale lo esorta a completare -almeno per un anno- la sua formazione pittorica presso il suo studio nella città lagunare. E poiché la famiglia non è in grado di sostenere questa nuova spesa, vi provvedono alcuni fra più autorevoli cittadini di Soave.
A Venezia le sue mansioni sono dapprima quelle di un umile garzone di bottega. In seguito, la sua capa­cità ed il suo talento fanno sì che il maestro lo inizi a lavorare alle tele: è un periodo proficuo per la sua formazione, avendo anche la possibilità di conoscere i segreti dell'arte veneziana. Completato il suo tirocinio con il Talamini, Adolfo Mattielli fa ritorno al paese natale, consapevole di aver scelto la strada che ha sempre sognato e così, a Soave, nella Scuola di Disegno Applicata all'Industria posta lungo la salita che porta al Castello (l'attuale Biblioteca civica), diretta dal professor Giulio Brunetti (padre di Bruno, a sua volta illustre pittore soavese), può ottenere addirittura un locale di studio tutto per sé. Nel 1904, nell'imminenza della nascita di Umberto di Savoia (futuro Principe di Piemonte ed ultimo Re d'Italia) invia a Vittorio Emanuele III un suo dipinto raffigurante un dolcissimo ‘Putto addormentato’, con l'augurio che il nascituro sia finalmente un maschio, erede della dinastia. Il sovrano apprezza il gesto cortese e beneaugurante (Umberto sarà veramente l'unico maschio del Re e della Regina Elena!) e, quale regale ringraziamento, gli manda l'ingente somma di duecento lire, accompagnandola con lusinghieri elogi.

È questo il primo periodo pittorico del Mattielli, periodo in cui l'artista predilige i modelli infantili: nei suoi quadri, infatti, ricorrono spessissimo bimbi paffuti e ridenti -con colombe, pulcini, cani, farfalle...-che più tardi, nel secondo ciclo pittorico, diventeranno corolle di cherubini osannanti. Ma, curiosamente, nello stesso tempo il pittore ama ritrarre anche i vecchi, rugosi come alberi, segnati dal tempo, e ben pochi come lui hanno saputo cogliere con tanta sicura penetrazione i segni malinconici del declino umano, le pieghe amare della sfiducia e dell'abbandono nei volti stanchi degli umili e degli emarginar: questi soggetti - sempre nel suo secondo ciclo pittorico- riveduti, diverranno volti di santi e beati. Dal 1907 inizia ad esporre in importanti gallerie italiane e straniere ed è presente anche in famose espo­sizioni, sempre riscuotendo il consenso della critica. Le sue opere vengono acquistate da enti e privati: di quel periodo è da ricordare il trittico ad olio 'Ottobre a Soave' (1911), che il Comune di Verona acquista per il locale Museo dell'Arte. Allo scoppio della Grande Guerra si ritrova a Lecco, dove peraltro riesce a continuare a dipingere e dove conosce Edmondo Rossoni, giornalista e poi ministro del Regno, con l’aiuto del quale organizza una personale che riscuote grande successo. Durante quegli anni di guerra è chiamato anche a far parte della Commissione per l'assegnazione del "Premio Principe Umberto": si ritrova cosi a Milano assieme ad importanti artisti quali Gaetano Previati, Adolfo Wild, Cesar e Tallone, Ambrogio Alciati. Nello stesso periodo Vittorio Emanuele III gli acquista 'Bolle di sapone' (1917), uno dei due quadri con cui il Mattielli è presente alla Mostra delle Tre Venezie, in luogo della Biennale venezia­na sospesa per gli eventi bellici.
La sua fama ormai è così vasta che viene eletto membro della Giuria per l'accettazione delle opere all'Accademia di Brera, alla Permanente di Milano e di altri prestigiosi circoli istici. Espone ancora in diverse mostre, partecipa ad altre edizioni della Biennale di Venezia e concorre per vari premi. E di quel periodo (1922) un fulgido pannello, 'Scampagnata', conosciuto anche come 'Baccanale', una gioia di luce e di colore sulla terra e nel cielo, invaso da un nimbo glorioso di nuvole ed ori che l'artista dipinge per il prestigioso Caffé Vaccarini di Soave, pannello tuttora esistente.
Soave fine '800
Soave a fine '800 - clicca per ingrandire

Negli anni venti, i cosiddetti anni ruggenti, Mattielli cambia in maniera radicale e si dedica quasi esclu­sivamente all'arte sacra: allontanandosi infatti dall'arte -se così si può dire- profana, il pittore di Soave si abbandona pienamente alla sua maturità d'artista, esternando la sua genialità nell'affresco, in opere non dì rado grandiose. Spetta al Duomo di Soave il privilegio del primo lavoro d'arte sacra del Mattielli, anche se in verità già fin dal 1910 il Santuario della Bassanella ha otto suoi quadri con la storia della Vergine miracolosa, men­tre più tardi (1936) realizzerà un grande affresco rappresentante l'Assunta, svolto con sicurezza di dise­gno e potenza di colore, collaborando con altri pittori soavesi quali il Reginato, il Verzin, il Gazziero. Ma quel soffitto nel Duomo, aperto come un cielo inondato d'oro dove San Lorenzo (patrono di Soave) dona ai poveri i beni della Chiesa è -in assoluto- il primo splendido affresco di una lunghissima serie. Da ricordare, non necessariamente in ordine cronologico, la sua opera nella chiesa di San Daniele del Collegio francescano di Lonigo, nella Parrocchiale di Breganze, nelle chiese veronesi di San Luca, Borgo Milano e Chievo, nonché nel Duomo di Asiago. Per non parlare delle chiese di Motta di Livenza, di Gemona, di Comacchio, di Grottaferrata... Citando solamente le principali, perché nel periodo 1925/1960 l'artista affresca oltre cinquanta chiese.
Ma più che i grandi templi, il Mattielli ama le semplici pievi arroccate sulle montagne trentine o dis­seminate nella pianura veneta, chiesette suggestive da ingentilire con la dolcezza della sua pittura, fresca ventata di angeli, nuvole e fiori, espressione della sua estrema sensibilità fatta di anima e luce, per cui -a ragione- Adolfo Mattielli "può essere chiamato il pitore della dolcezza, come poeta della dolcezz fu Giovanni Pascoli".

Mattielli Finalmente, nel 1960, Adolfo Mattielli decide di tornare nella sua Soave, nel suo studio (ancora oggi visi­bile) quasi ai piedi del Castello, immerso in un paesaggio rasserenante, simile ad una chiesetta gotica che lui stesso ha designato e fatto erigere prima della Grande Guerra. Lavora ancora, febbrilmente. Sono di quegli anni 'Vendemmia a Soave', commissionatagli dal commodoro svedese Hammargren di Stoccolma e 'Trasporto dell'uva' (1962), oggi di proprietà della Cantina di Soave.
Nel 1963, in occasione del suo ottantesimo compleanno che l'artista festeggia con una personale delle opere più recenti, il Comune di Soave e la Pro Loco gli conferiscono una medaglia d'oro. Ma la sua sera sta per cedere ormai fatalmente alla notte: ancora al lavoro con il progetto di decorazione per la cupola della Madonna della Corona, è colpito da una paralisi che in pochi giorni piega la sua vita instancabile, tutta dedita all'arte: assistito infaticabilmente dal fratello Attilio, muore il 13 dicembre 1966 a Soave, che l'anno dopo - il 23 febbraio - gli dedica una via, mentre a cura del locale Lions Club sulla facciata della sua abitazione viene posta la dedica dettata dal poeta Fragiocondo (Giulio Cesare Zenari):
"IN QUESTA DIMORA ADOLFO MATTIELLI RITRAEVA NELLE TELE LA POESIA DI SUA TERRA E DI SUA GENTE",
L'artista, di se stesso, ha lasciato quest'umile, bellissima frase, significativa di tutta la sua arte: "Per me la vita semplice è materia di poesia".